A pochi giorni dalla chiusura della Milano Fashion Week e dell’assegnazione degli “Oscar alla Sostenibilità” conferiti dalla Camera della Moda, non resta che chiederci in quale maniera il settore possa definirsi “Sostenibile”, senza sconfinare nel green washing.
Partiamo dall’assunto che l’industria tessile si è resa al momento responsabile del 10 per cento delle emissioni globali di gas serra ogni anno: un quantitativo pari a 654 chili di CO2 equivalente vengono prodotti pro capite nella sola Unione europea.
Quali sono i criteri per identificare un prodotto sostenibile? Sicuramente vanno tenuti in considerazione come criteri imprescindibili i tagli delle emissioni di CO2, la lotta alla sovrapproduzione, la riduzione dell’inquinamento e dei rifiuti, il sostegno alla biodiversità e la garanzia delle condizioni in cui operano i lavoratori tessili.
Per quanto riguarda ciò che può fare il consumatore finale durante l’attività di acquisto, bisogna prima di tutto informarsi: le etichette dei prodotti sono le migliori presentazione per operare scelte green in consapevolezza, per prima cosa è necessario verificare se un capo è composto interamente dallo stesso materiale e quindi è più facilmente riciclabile.
Se invece la composizione, ad esempio, comprende più fibre diverse, è colorato o stampato, include lurex o inserti plastici, sarà maggiore l’energia richiesta per produrlo e per smaltirlo.

Una delle regole fondamentali è conoscere l’impatto ambientale dei materiali, è sempre preferibile investire in tessuti prodotti a partire da fibre naturali o bio-based, sia perché il loro peso in termini di emissioni è minore rispetto a quelle sintetiche, sia perché sono più facilmente riciclabili. Alcuni di questi materiali naturali si distinguono per avere delle particolari caratteristiche: ad esempio il cotone organico o riciclato utilizza meno acqua e meno sostanze chimiche rispetto a quello più comune, così la lana vergine o rigenerata e la seta non violenta.
Se amate vestirvi in pelle, ci sono diverse alternative sostenibili come Orange Fiber, la pelle ricavata dalla buccia delle arance oppure Pinatex, dalle bucce di ananas e Mylo, dalla radice dei funghi o mycelium.
Dare una lunga vita ai capi permette di inquinare di meno e goderceli di più, basta adottare alcune semplici abitudini.
Se utilizziamo il lavaggio a basse temperature ed evitiamo di usare l’asciugatrice, risparmiamo energia ed evitiamo l’ulteriore dispersione nell’ambiente di microplastiche. Lavaggi troppo frequenti non sono l’ideale per i capi e neanche per l’ambiente: i jeans, ad esempio, non andrebbero proprio lavati.
Infine l’ultima raccomandazione è quella di dare una seconda vita agli abiti e agli accessori: quando non ci piacciono più o non ci vanno più bene, possono essere rivenduti tramite molteplici app o ceduti per beneficenza!
