Negli ultimi anni gli acquisti di capi sono aumentati in modo esponenziale e ogni anno i rifiuti pro-capite continuano a crescere: è stato stimato che solamente in Europa si producano circa 26 chilogrammi di tessuti a persona ogni anno e nello stesso periodo ne vengano gettati via 11 kg.
Rispetto a venti anni fa si acquistano molto più capi, che vengono indossati per un tempo più breve: la cosiddetta fast fashion. Per contrastare questa tendenza sono state messe in atto diverse misure, a partire dall’obbligo di raccolta della frazione tessile al lavoro, ma come posso intervenire i cittadini?
AGGIUSTARE I CAPI
Se non siamo in grado di cambiare una cerniera o inserire una toppa, la prima cosa da fare sarà cercare una lavanderia, un sarto o una merceria, così con pochi euro avremo modo di ridare una seconda possibilità a una giacca o a un paio di pantaloni.
Se il capo è fuori moda o di misure che non ci vanno più bene si può pensare di farlo semplicemente riadattare: sono sempre più diffusi laboratori sartoriali che intervengono (o danno lezioni) su come poter allungare un vestito, stringerlo in vita, rimodernare un capo.
Se invece la maglietta è stretta sii potrebbero inserire degli inserti per aumentarla di una taglia. Dal jeans rovinato si potranno invece creare toppe con le parti ancora buone.
LA CULTURA DELL’UTILIZZO
Il grande salto di qualità nelle abitudini deve però arrivare attraverso il passaggio dalla cultura del possesso esclusivo a quella dell’utilizzo. Un’ottima abitudine è acquistare abiti usati, spesso nei negozi specializzati possiamo per fare veri affari.

In alcuni negozi di abbigliamento usato ci sono corner dedicati ai vestiti firmati, alcuni conservano addirittura i cartellini originali, altri sono specializzati nel vintage e ti consentono di trovare una giacca anni ‘60 con i bottoni ancora originali, una camicia anni ‘70 oppure un particolare kimono degli anni ‘80.
Anche quando decidiamo di acquistare un capo nuovo ci sono alcune indicazioni da osservare per agire attivamente nel rispetto dei principi dell’economia circolare, come scegliere linee prodotte con fibre naturali, magari provenienti da scarti di lavorazione o da piante che non sottraggono terreni o risorse agli scopi agricoli.
Da dove vengono prodotte le fibre più di tendenza nel mondo del riciclo? Vi segnaliamo dagli scarti della produzione di banana si può realizzare una fibra resistente e assorbente, o un’eccellenza italiana, che partendo dagli scarti delle bucce degli agrumi, ottenuti dalla produzione dei succhi, genera una cellulosa idonea a realizzare tessuti di origine vegetale.
SCAMBI E DONAZIONI
Acquistare vintage o fare attenzione alla sostenibilità del capo comprato non basta se poi voi stessi siete degli accumulatori: per essere parte del cambiamento pensate all’ultima volta che avete indossato quel capo o accessorio.
Se sono passati due o tre anni forse è il caso di rimetterli in circolo: regalateli o scambiateli con gli amici, pubblicate annunci nei gruppi tipo “te lo regalo se vieni a prenderlo”, vendeteli nei negozi second hand o attraverso le tantissime app esistenti. Ciò che a voi non serve potrebbe essere utile a qualcun altro che così non dovrà acquistare qualcosa di nuovo grazie alla vostra ricondivisione.
Un’alternativa validissima è poi donare ciò che è ancora in buono stato ma non ci serve più, a chi invece potrà farne buon uso, anche per beneficenza.
COME SMALTIRE I VECCHI ABITI?
In Italia dal primo gennaio 2022 è obbligatoria la raccolta differenziata del tessile, attraverso i cassonetti stradali (solitamente gialli) o presso le isole ecologiche, dove si può conferire di tutto purché pulito: le tende, le federe, i vestiti, l’intimo, persino scarpe e borse.
Non vanno inseriti tessuti sporchi (come uno straccio con macchie di grasso che dovrà essere buttato nell’indifferenziata) o maleodoranti perché potrebbero rendere inservibile gli altri capi, per ridurre il rischio di contaminazioni è opportuno conferire gli abiti all’interno di sacchetti chiusi.
Una volta recuperati dai contenitori, si provvederà a riutilizzare o riciclare più capi possibili, in ottica di economia circolare e riduzione dell’impatto ambientale. Quel che non tutti sanno infatti è che spesso un buon tessuto, anche se strappato, potrà tornare a nuova vita sotto forma di indumenti o accessori diversi. Mentre parte degli scarti potranno diventare pezzame industriale o divenire materiali fonoassorbenti o imbottiture.
