E’ allarmante il dato diffuso dall’Ocse – l’organismo internazionale per la cooperazione e lo sviluppo internazionale – nel report Global Plastics Outlook: nel 2019 a livello globale la produzione annuale di plastica è raddoppiata, passando da 234 milioni di tonnellate nel 2000 alle 460 milioni di oggi.
La stessa tendenza viene confermata nella produzione di rifiuti – più che raddoppiata – che ha raggiunto le 353 milioni di tonnellate.
Togliendo la quota della quantità di plastica non idonea ai processi di riciclo e quindi scartata, il dato che emerge è che solo il 9% dei rifiuti di plastica viene effettivamente riciclato. Il 19% viene incenerito e circa il 50% finisce in discariche controllate. Il rimanente 22%, invece, viene direttamente abbandonato in discariche a cielo aperto, bruciato o gettato nell’ambiente.

A Nairobi invece all’inizio di Marzo 175 Paesi, al termine di un confronto aperto, con una partecipazione in parte dal vivo e in parte online che ha coinvolto oltre 5mila persone, hanno aderito ad una risoluzione che intende affrontare l’intero ciclo di vita della plastica.
Si tratta di una giornata storica che sancisce l’avvio dei negoziati che dovrebbero portare, sul lungo periodo, a un trattato legalmente vincolante per porre fine all’inquinamento da plastica.
Il trattato sarà vincolante se verranno confermate tutte le intenzioni, ma per ora la risoluzione invita solo i Paesi a sviluppare piani d’azione nazionali per la riduzione dei rifiuti di plastiche. Piani che dovranno coprire l’intero ciclo vita delle plastiche, compresa la fase di design e produzione.
Inoltre sono previsti aiuti finanziari per i Paesi in via di sviluppo affinchè possano adempiere ai loro obblighi. Secondo la bozza i Paesi dovrebbero completare i negoziati sul trattato entro la fine del 2024.
