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Young woman in dress and white hat and using laptop and mobile phone computer sitting in a wooden lounger outdoor near swimming pool. Summer vacation day, freelance, working outdoor

Nomadi digitali: chi sono e cosa fanno?

Novembre 16, 2022 |

Tra le features del nuovo millennio, collegate ai lavori digitali ma non solo, c’è la possibilità di diventare “Nomadi digitali” cioè di poter praticare la propria professione in quasi qualunque posto nel mondo purchè ci sia una connessione stabile. Ma chi sono e che lavoro svolgono i “Nomadi digitali”?

Qualche anno fa intere generazioni sognavano “il posto fisso”. Una routine consolidata ogni mattina che prevedeva alzarsi nella stessa abitazione, prendere la propria auto o il mezzo di trasporto pubblico puù comodo, arrivare sempre allo stesso posto di lavoro, timbrare il cartellino e passare otto ore in quell’ufficio con gli stessi colleghi per tutti i giorni lavorativi dell’anno fino alla pensione.

Con la digitalizzazione, l’ampiamento delle offerte di voli e treni low cost e il sempre crescente mondo dello smart o remote working, il panorama è decisamente cambiato. Sempre più persone scelgono di vivere una vita con poca routine e molte esperienze, che possa portarli ad incontrare nuove culture e a godersi la vita anche mentre stanno lavorando.

La storia ci insegna che nell’ultimo periodo, complici pandemia e incremento della digitalizzazione in molte aziende, è stato registrato un autentico boom di persone che sclegono di lavorare da remoto, girare in tutto il mondo, sfruttando la connessione Internet e praticando le cosiddette professioni 2.0, spesso e volentieri utilizzando il pc.

Quali sono i vantaggi per chi sceglie questo tipo di vita? Le “professioni digitali” danno la possibilità di lavorare da qualsiasi postazione, senza recarsi in ufficioo o dover presenziare alle riunioni, che comunque possono essere condivise tramite software di videoconferenza.

Da dove lavorano i “Nomadi  digitali”? Si tratta di professioni che possono essere svolte da casa, da spazi di co-working e per i più fortunati anche all’aperto (in spiaggia, montagna, vista lago). Spesso l’unico vincolo è avere a disposizione una connessione a Internet stabile e sicura.

In quali settori lavorano i “Nomadi  digitali”?  Spesso e volentieri sono professioni che vengono svolte di fronte ad un computer: scrittori, sviluppatori web, grafici, social media specialist, SEO specialist, programmatori full-stack, app developer e molto altro ancora. 

Quali sono le difficoltà che si incontrano? I costi per spostamenti e affitti brevi, la capacità di esprimersi in un’altra lingua se si sceglie di lavorare dall’estero, la capacità di adattamento e il senso di isolamento sono problematiche spesso segnalate dalla “Tribù digitale”.

Il nomade digitale, in sintesi, deve avere una forte personalità, autodisciplina e spirito di adattamento. Nonostante le difficoltà, il nomadismo digitale permette comunque di diventare padroni del proprio destino, godendosi uno stile di vita libero e indipendente.

In primavera Airbnb ha lanciato a livello globale il programma Live and Work Anywhere.

L’intento è quello di individuare le destinazioni più adatte e collaborare con enti locali e aziende di promozione turistica per attrezzare e promuovere questi territori come dei veri e propri “hub” per nomadi digitali. Un’iniziativa  che può contribuire alla crescita economica delle aree individuate: una ricerca condotta dalla Business School di Harvard mostra che, se da un lato i nomadi digitali e in generale coloro che lavorano a distanza possono rappresentare un beneficio per qualsiasi economia, questi possono svolgere un ruolo chiave nel favorire l’imprenditorialità nelle comunità in cui andrebbero a risiedere, creando “cluster tecnologici” in tutto il mondo. 

Il programma mira inoltre a stimolare la riqualificazione del patrimonio immobiliare locale e la spesa in servizi (trasporto, cultura, sport, sanità, ristorazione) e infrastrutture di telecomunicazione.

Nel 2021, 1 ospite su 5 ha utilizzato Airbnb per lavorare da remoto durante i suoi viaggi – un trend che è continuato nel primo trimestre del 2022, con i soggiorni a lungo termine che hanno raggiunto il  massimo storico, raddoppiando rispetto allo stesso periodo nel 2019. 

Un’opportunità unica anche per le realtà italiane , dato che la piattaforma solo nei primi 3 mesi dell’anno ha visto aumentare le ricerche di viaggi in solitaria e a lungo termine nel nostro Paese del 90% rispetto allo stesso periodo pre-pandemia.

Airbnb in modo particolare, sta stringendo un accordo con la regione del Friuli Venezia Giulia e ha per l’occasione realizzato una pagina dedicata (vedi link a fondo articolo). Il sito mostrerà gli annunci con le caratteristiche adatte per i nomadi digitali (wi-fi, postazione di lavoro, offerte speciali per soggiorni oltre i 28 giorni), e inserirà anche informazioni pratiche in materia amministrativa. 

Una serie di campagne di comunicazione verranno sviluppate per raggiungere gli utenti Airbnb in tutto il mondo e per dare visibilità alla destinazione Friuli Venezia Giulia, insistendo sull’ospitalità responsabile e promuovendo questa nuova idea di viaggio. 

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